Dicembre 2016
<<Egli viene a salvarvi>> (Is 35,4)
Fabio Ciardi
Il verbo è al presente: egli viene. È certezza di adesso. Non
dobbiamo aspettare domani, o la fine dei tempi, o l’altra vita. Dio
agisce subito, l’amore non consente dilazioni o ritardi. Il profeta Isaia si
rivolgeva a un popolo che attendeva con ansia la fine dell’esilio e il ritorno
in patria. In questi giorni d’attesa del Natale non possiamo non ricordare che
una simile promessa di salvezza fu rivolta a Maria: “Il Signore è con te” (Lc 1,28); l’angelo le annunciava
la nascita del Salvatore.
Non viene per una visita qualsiasi. Il suo è un intervento
decisivo, della massima importanza: viene a salvarci! Da cosa? Siamo in grave
pericolo? Sì. A volte ne siamo consapevoli, a volte non ce ne rendiamo conto.
Interviene perché vede gli egoismi, l’indifferenza verso chi soffre ed è nel
bisogno, gli odi, le divisioni. Il cuore dell’umanità è malato. Egli viene
mosso a pietà verso la sua creatura, non vuole che si perda.
La sua è come la mano tesa verso un naufrago che sta annegando.
Purtroppo in questo periodo questa immagine, che si rinnova di giorno in giorno
con i profughi che tentano di attraversare i nostri mari, ci è sempre sotto gli
occhi, e vediamo con quanta prontezza afferrano quella mano tesa, quel
giubbotto salvavita. Anche noi, in ogni momento, possiamo afferrare la mano
tesa di Dio e seguirlo con fiducia. Egli non soltanto guarisce il nostro cuore
da quel ripiegamento su noi stessi, che ci chiude verso gli altri, ma ci rende,
a nostra volta, capaci di aiutare quanti sono nella necessità, nella tristezza,
nella prova.
«Non è certo il Gesù storico o Lui in quanto Capo del Corpo
mistico – scriveva Chiara Lubich – che risolve i problemi. Lo fa
Gesù-noi, Gesù-io, Gesù-tu, … È Gesù nell’uomo, in quel dato uomo – quando la
sua grazia è in lui –, che costruisce un ponte, fa una strada, … […] È come
altro Cristo, come membro del suo Corpo mistico, che ogni uomo porta un
contributo suo tipico in tutti i campi: nella scienza, nell’arte, nella
politica, nella comunicazione e così via». L’uomo è con ciò collaboratore con
Cristo. «È l’incarnazione che continua, incarnazione completa che riguarda
tutti i Gesù del Corpo mistico di Cristo».
È proprio quanto è accaduto a Roberto, un ex-carcerato che ha
trovato chi l’ha “salvato” e che si è trasformato a sua volta in uno che
“salva”. Ha raccontato la sua esperienza, il 24 aprile, alla Mariapoli di Villa Borghese a Roma.
«Finita una lunga detenzione pensavo di ricominciare una vita, ma come si sa,
anche se hai pagato la tua pena, per la gente rimani sempre un poco di buono.
Cercando lavoro ho trovato tutte le porte chiuse. Ho dovuto
elemosinare per strada, per sette mesi ho fatto il barbone. Finché non ho
incontrato Alfonso che, mediante l’associazione da lui creata, aiuta le
famiglie dei carcerati. “Se vuoi ricominciare, mi ha detto, vieni con me”.
Adesso da un anno lo aiuto a preparare le buste della spesa per le famiglie dei
carcerati che andiamo a visitare. Per me è una grazia immensa perché in queste
famiglie rivedo me stesso. Vedo la dignità di queste donne sole con bambini piccoli,
che vivono in situazioni disperate, che aspettano qualcuno che vada a portare
loro un po’ di conforto, un po’ di amore. Donandomi ho ritrovato la mia dignità
di essere umano, la mia vita ha un senso. Ho una forza in più perché ho Dio nel
cuore, mi sento amato…».
Fabio Ciardi



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